
IERI

Ritornare a suonare dopo quasi tre anni di silenzio non è per niente una cosa facile. Soprattutto se l'ultimo collegamento con il mondo dei suoni è definibile come un vero e proprio trauma per me. Ho iniziato a prendere in mano la chitarra a 17 anni, prima dalle suore tentai la carriera del pianoforte ma, come poi scoprii in futuro, non ho mai avuto un buon rapporto con gli insegnanti di musica, sia che avessero il velo o le mani sporche di polvere bianca.
Diciamocelo chiaramente, insegnare non è per tutti, bisogna essere non solo portati ma avere una sorta di vocazione, di empatia, di volontà di entrare nel mondo dell'Altro. Puoi essere un musicista mostruoso ma essere un mediocre insegnante di chitarra. Soprattutto se il tuo allievo è imbarazzato, insicuro, timido. Lì scatta la psico-pedagogia per forza.
Comunque nel corso della mia inquieta carriera musicale, che ebbe il suo massimo splendore negli anni 2002-2008, ho imparato più attraverso la sperimentazione, l'applicazione costante che attraverso il mondo accademico impostato e con la tracolla stile cappio suicida.
I calli sulla mano sinistra che prima sono dolenti e poi duri come il marmo, l'alchimia iniziale con le persone "giuste", stimolanti, con cui condividere qualsiasi minima fonte di ispirazione, il "fomento"per far parte di qualcosa di riconoscibile, la coesione che rende supereroi, la leggerezza che lenisce il lato angustioso della vita.
Poi io sono sempre più convinta che, in questi casi soprattutto, sia bene non mischiare musica e amore; quindi niente storie sentimentali all'interno di un gruppo, è la regola. Mandare a puttane il lavoro di tre, quattro, cinque, sei persone per colpa della tensione ingestibile e gli scleri di una coppia di amanti è quanto più lesivo e malsano possa accadere.
Tutto si trasforma, per fortuna. E se una cosa finisce, si tramuta in qualcos'altro, con la consapevolezza che quello che c'è stato è una valigia ancorata addosso, piena di foto ricordo e audiocassette, plettri mangiucchiati, km percorsi e spray per la gola consumati.
E chi c'è stato, e ha vissuto, udito, percepito, vibrato, in cuor suo lo sa.





