sabato 26 febbraio 2011

Cantami, o Diva

OGGI



IERI




Ritornare a suonare dopo quasi tre anni di silenzio non è per niente una cosa facile. Soprattutto se l'ultimo collegamento con il mondo dei suoni è definibile come un vero e proprio trauma per me. Ho iniziato a prendere in mano la chitarra a 17 anni, prima dalle suore tentai la carriera del pianoforte ma, come poi scoprii in futuro, non ho mai avuto un buon rapporto con gli insegnanti di musica, sia che avessero il velo o le mani sporche di polvere bianca.



Diciamocelo chiaramente, insegnare non è per tutti, bisogna essere non solo portati ma avere una sorta di vocazione, di empatia, di volontà di entrare nel mondo dell'Altro. Puoi essere un musicista mostruoso ma essere un mediocre insegnante di chitarra. Soprattutto se il tuo allievo è imbarazzato, insicuro, timido. Lì scatta la psico-pedagogia per forza.



Comunque nel corso della mia inquieta carriera musicale, che ebbe il suo massimo splendore negli anni 2002-2008, ho imparato più attraverso la sperimentazione, l'applicazione costante che attraverso il mondo accademico impostato e con la tracolla stile cappio suicida.



I calli sulla mano sinistra che prima sono dolenti e poi duri come il marmo, l'alchimia iniziale con le persone "giuste", stimolanti, con cui condividere qualsiasi minima fonte di ispirazione, il "fomento"per far parte di qualcosa di riconoscibile, la coesione che rende supereroi, la leggerezza che lenisce il lato angustioso della vita.



Poi io sono sempre più convinta che, in questi casi soprattutto, sia bene non mischiare musica e amore; quindi niente storie sentimentali all'interno di un gruppo, è la regola. Mandare a puttane il lavoro di tre, quattro, cinque, sei persone per colpa della tensione ingestibile e gli scleri di una coppia di amanti è quanto più lesivo e malsano possa accadere.



Tutto si trasforma, per fortuna. E se una cosa finisce, si tramuta in qualcos'altro, con la consapevolezza che quello che c'è stato è una valigia ancorata addosso, piena di foto ricordo e audiocassette, plettri mangiucchiati, km percorsi e spray per la gola consumati.



E chi c'è stato, e ha vissuto, udito, percepito, vibrato, in cuor suo lo sa.

venerdì 25 febbraio 2011

Suburban blues

Sarà che certi libri vanno letti nei momenti giusti, sarà che questo non era il mio. Fatto sta che oggi ho finito di leggere "Momenti di trascurabile felicità" di Francesco Piccolo, presa dalla voglia improvvisa di riflessioni sulla mia insoddisfazione. Il titolo mi spronava a continuare a leggere ogni pagina fino alla fine, perchè forse qualche riscontro mi avrebbe fatto sorridere un po'. Ma così non è stato, purtroppo. Sarà che le prime pagine le ho iniziate quando ancora portavo a spasso il cane, sarà che il resto è diventato "materiale da interscambio" fra la metro A e la metro B, fra la claustrofobica ressa invasiva (e non invadente) della fermata Termini, sarà che l'autore più che una trascurabile felicità mi ha trasmesso una costante indolenza al limite dell'ansietà...ho finito il libro in classe un po' perplessa.
E allora mi sono interrogata io su quale fossero per me quei momenti...quelle piccole cose, situazioni, lampi di emozioni, persone che condiscono giorno per giorno la mia routine. è che siamo talmente abituati, assuefatti, che non ci rendiamo conto di quanto quella trascurabile, piccola dose di felicità momentanea sia in realtà così fondamentale.


mercoledì 23 febbraio 2011

American Dream


Ho urlato la prima volta che ho visto l'America. E nei tuoi occhi c'era ancora quella strana confusione. Quel brontolio del ventre. Lo strazio che hai lasciato alle spalle. Le poche volte che ridi. C'è ancora una signora che torna a casa da sola. E aspetti che l'autunno finisca tra mille domeniche indecifrabili e lampioni accesi troppo presto. Il riflesso sulle tue scatole su cui consumi i condotti lacrimali. È la stagione delle piogge.

Dovremmo solo spegnerci a volte. Siamo pieni di elettricità bloccata che cerca di fluire.



Tu ti senti piccolo piccolo e speri che ci sia un'altra notte come quelle, a cercare depliants di costellazioni sui palmari del nostro tempo.
Fumi quello che ti capita, bevi per crogiolare quel mare nero che ti inonda. Dormiamo insieme e io credo di essere un po' come te. La mia mano a placare un diaframma senza scorta di ossigeno. Aspetto che il sonno passi a prendersi un po' cura di te ed io mi trovo a decifrare nel buio quesiti esistenziali.De brevitate vitae.


lunedì 21 febbraio 2011

Per la mia Lulù




18 febbraio 2011. volevo salutarti mia piccola Lulù, sorellina mia che percepivi tutto di me,le mie ansie, le mie malattie, gli scleri a casa, la solitudine. Con te mi sentivo protetta, nel nostro piccolo grande mondo di respiri al vento e scrutamenti all'orizzonte.mi sei stata sempre vicino, in modo così empatico che ora sento di aver perso la mia gemellina siamese.mi difendevi pure, nonostante il tuo esser così piccina. Ma grintosa.
Chissà dove gironzolano le anime dei cagnolini come te...chissà se c'è quel famoso paradiso pure per voi...perchè tu l'anima ce l'avevi fantastica, non c'è essere umano che tenga. Dolce ricordo mio, non mi sembra vero che non ci sei più. Sento ancora i tuoi passetti felpati qui in giro per casa.
Lula, andiamo che usciamo. Ti porto in bici nel cestino, ma stavolta voliamo in cielo, verso la Luna, come Elliott ed Et. Inseparabili.
Ti amo piccola mia.



mercoledì 16 febbraio 2011

Eppure sento terra sotto i piedi...

Dal bisogno struggente di scrivere non si esce senza un ruggito, un bitorzolo sgonfio, un nòcciolo ingoiato dopo una lotta spasmodica. Ritorno qui senza pretese, se non quella di condividere ancora una volta le mie piccole briciole.
Benvenuti.