domenica 13 marzo 2011

Donne che amano troppo



Lei gridava ma nessuno la sentiva...


Mi capita di sentire in giro ragazze, amiche, conoscenti che soffrono in silenzio per la propria storia d'amore. Alcune provano ad aprire spiragli di dialogo con il proprio compagno, altre sono rassegnate e si logorano dentro, facendo finta di niente poi all'esterno, altre ancora sono nel ciclone delle discussioni continue che poi vengono messe a tacere dalla sopraffazione, dall'arroganza, dalla prepotenza di chi si crede superiormente più forte di noi. E magari ci scambiamo anche consigli a vicenda, ma poi quando una donna si trova sola, a fare i conti con il niente, perchè lui non c'è e non si presta al confronto o è proprio la storia ad essere sbagliata, l'impotenza di fronte alla mancanza di spiragli si trasforma presto in angosciosa sofferenza.
Ci sono donne recidive che per non aver superato un trauma del passato, infantile, si trovano a rivivere la stessa circostanza di dolore nella storia che vivono da adulte. E ne hanno bisogno perchè troverebbero noiosa un'altra situazione. Non si accorgono di logorarsi senza ascoltare prima di tutto loro stesse.
E poi ci sono donne tremendamente sfortunate che vanno a "beccare" sempre l'uomo sbagliato.

Robin Norwood è una psicoterapeuta americana che si occupa dei problemi di "dipendenza" e ha pubblicato "Donne che amano troppo" nel 1989, pietra miliare per tutte le donne che soffrono di dipendenza amorosa o traumi infantili.
Dice:

"Molte donne commettono l'errore di cercare un uomo con cui sviluppare una relazione senza aver sviluppato prima una relazione con se stesse; corrono da un uomo all'altro, alla ricerca di ciò che manca dentro di loro. La ricerca deve cominciare a casa, all'interno di sè.
Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stesse, perchè quando nel nostro vuoto andiamo cercando l'amore, possiamo trovare solo altro vuoto. Quello che manifestiamo all'esterno è un riflesso di quello che c'è nel più profondo di noi: quello che pensiamo del nostro valore, del nostro diritto alla felicità, quello che crediamo di meritare dalla vita. Quando cambiamo queste convinzioni,cambia anche la nostra vita". R. N. 1989

Ascoltare se stesse, il proprio corpo che diventa strumento di tortura e che è il primo a farne le spese, è il primo passo per cambiare la propria situazione. Rimandare, per paura di non farcela, fa sì che diventi sempre più difficile uscirne.


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