domenica 20 marzo 2011

domenica 13 marzo 2011

Donne che amano troppo



Lei gridava ma nessuno la sentiva...


Mi capita di sentire in giro ragazze, amiche, conoscenti che soffrono in silenzio per la propria storia d'amore. Alcune provano ad aprire spiragli di dialogo con il proprio compagno, altre sono rassegnate e si logorano dentro, facendo finta di niente poi all'esterno, altre ancora sono nel ciclone delle discussioni continue che poi vengono messe a tacere dalla sopraffazione, dall'arroganza, dalla prepotenza di chi si crede superiormente più forte di noi. E magari ci scambiamo anche consigli a vicenda, ma poi quando una donna si trova sola, a fare i conti con il niente, perchè lui non c'è e non si presta al confronto o è proprio la storia ad essere sbagliata, l'impotenza di fronte alla mancanza di spiragli si trasforma presto in angosciosa sofferenza.
Ci sono donne recidive che per non aver superato un trauma del passato, infantile, si trovano a rivivere la stessa circostanza di dolore nella storia che vivono da adulte. E ne hanno bisogno perchè troverebbero noiosa un'altra situazione. Non si accorgono di logorarsi senza ascoltare prima di tutto loro stesse.
E poi ci sono donne tremendamente sfortunate che vanno a "beccare" sempre l'uomo sbagliato.

Robin Norwood è una psicoterapeuta americana che si occupa dei problemi di "dipendenza" e ha pubblicato "Donne che amano troppo" nel 1989, pietra miliare per tutte le donne che soffrono di dipendenza amorosa o traumi infantili.
Dice:

"Molte donne commettono l'errore di cercare un uomo con cui sviluppare una relazione senza aver sviluppato prima una relazione con se stesse; corrono da un uomo all'altro, alla ricerca di ciò che manca dentro di loro. La ricerca deve cominciare a casa, all'interno di sè.
Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stesse, perchè quando nel nostro vuoto andiamo cercando l'amore, possiamo trovare solo altro vuoto. Quello che manifestiamo all'esterno è un riflesso di quello che c'è nel più profondo di noi: quello che pensiamo del nostro valore, del nostro diritto alla felicità, quello che crediamo di meritare dalla vita. Quando cambiamo queste convinzioni,cambia anche la nostra vita". R. N. 1989

Ascoltare se stesse, il proprio corpo che diventa strumento di tortura e che è il primo a farne le spese, è il primo passo per cambiare la propria situazione. Rimandare, per paura di non farcela, fa sì che diventi sempre più difficile uscirne.


sabato 12 marzo 2011

Il cuore dello Yoga



Sono due anni che pratico Yoga, purtroppo con interruzioni, ma con la volontà di riprendere una pratica costante grazie alla quale poter godere degli innumerevoli benefici di questa meravigliosa, e purtroppo abusata, disciplina.
Rare volte nella vita si incontrano persone speciali, una sorta di spiriti-guida dalle sembianze umane che lasciano un segno indelebile e indicano un cammino da seguire come libera scelta personale. Io devo molto alla mia insegnante, unica nel suo genere e purtroppo tornata in terra natìa: Luçiana Shirakawa, fantastico animo vagante nippo-brasiliano che in due anni si è presa cura di me attraverso le sue indimenticabili lezioni.
Come in molte discipline, anche lo Yoga segue varie tradizioni. Quello da noi praticato seguiva la tradizione di T. Krishnamacharya, pioniere e maestro di altri grandi come Iyengar e Desikachar.
Restata sola, senza la mia maestra prediletta, ho cercato altre situazioni dove poter praticare la mia disciplina preferita. Purtroppo mi sono ritrovata in centri, palestre, frangenti dove l'essenza vera e genuina dello Yoga era pressochè sconosciuta e veniva praticato con un approccio superficiale e inadeguato ad ogni singolo allievo, senza tener conto della diversità di ciascuno e come un esercizio tonificante collettivo. Per la prima volta ho avuto un attacco di panico durante l'esecuzione di un' "asana"(posizione).
Ricontatto la mia vecchia insegnante in Brasile e scopro che, fortunatamente, c'è una scuola a Roma, proprio quella dove lei ha studiato e che poi l'ha portata in India a specializzarsi:
http://www.yogasc.com/index.html. Eccola, si chiama Sooryachandra e si basa su un semplice ed importante concetto: ogni individuo è unico e proprio per questo non può calzare un "vestito buono per tutti" perchè ha bisogno di un abito "su misura" per lui.
Non esiste una comune linea di partenza, né a livello fisico, né di respiro, né di attenzione mentale.
"Il corpo e il respiro di ogni individuo sono modellati da vicende personali. Alcuni corpi sono gravati da tensioni e spesso il peso di tali tensioni si concentra maggiormente in una parte specifica , causando asimmetrie nella struttura fisica. Per altre invece la tensione “si aggrappa” al respiro, alterandone il ritmo e procurando affanno."
Proprio per questo, c'è bisogno di un'attenzione e una cura individuale da parte dell'insegnante.
Provare per credere. ;)



N.B. Per chi si vuole avvicinare a questa disciplina mi permetto di consigliare due letture fondamentali:


1. B.k.S. Iyengar, "Compendio di teoria e pratica dello Yoga", Edizioni Mediterranee (è il testo più completo ed esaustivo della disciplina, nonchè la base);


2. Desikachar T. K., "Il cuore dello Yoga. Lo sviluppo di una pratica personale", Edizioni Ubaldini (è il testo che segue la filosofia personalizzata di cui parlavo sopra).




venerdì 11 marzo 2011

piccole riflessioni amorose ovvero quando l'amore brucia l'anima



Esistono diverse fasi in una storia d'amore, quella che non sono, credo, mai riuscita ad affrontare del tutto fino ad ora è stato il confronto con me stessa, lo scavo emotivo rispetto a quanto stavo dando e ricevendo. E se ero veramente disposta ad accettare l'annullamento per l'altro di alcune storie adolescenziali o lo sconforto per l'essere due universi fin troppo distanti.

Quando raggiungi un equilibrio iniziale, subentra la fase in cui devi fare i conti con i rispettivi difetti e, a volte purtroppo, con la delusione delle aspettative. Poi, però, ti rendi conto di quanto l'amore si trasforma nel tempo e acquisisce una consapevolezza del tutto ignorata anni prima, la sensibilità emotiva si arma di scudo perchè il fine diventa proteggersi da ulteriori attacchi improvvisi, costruire insieme solide basi di marmo, guardarsi indietro con saggezza e autoironico distacco, volersi bene e volere bene all'altro. davvero.

e adeguarsi mai.







giovedì 10 marzo 2011

There's a girl and she's down by the river...

In quest'ultimo periodo, totalmente visionario per me e di grande penuria di ascolti musicali, una delle poche canzoni che riesce davvero a farmi tornare quel fuoco in corpo nei confronti della creazione artistica e della vita in generale è Bubbles, del gruppo scozzese dei Biffy Clyro, riscoperti per caso negli ultimi mesi, dopo averli stramaledettamente sottovalutati.


E' uno di quei pezzi che non mi stancherei mai di ascoltare e di cantare a squarciagola in macchina...mi ha accompagnato il giorno in cui ho deciso di licenziarmi da quell'incubo di lavoro, e il giorno che sono andata laggiù in ospedale e poi tutte le volte che vado a trovarLO, sempre che non la ascoltiamo insieme.

sabato 5 marzo 2011

Ci vorrebbe il mare









C'è uno strano, fantastico regno popolato da draghi, mostri marini e animali acquatici, nonchè da una serie di malcapitati conigli che animano le mura del sottosuolo capitolino. Ci troviamo nella desolata stazione ferroviaria di "Appiano", una zona a metà strada tra la via Trionfale e il Policlinico Gemelli. Si esce e apparentemente c'è il nulla, ma basta camminare un po' a piedi per ritrovarsi sulle vie principali.





E se io volessi restare un altro pochino lì sotto al mare?

mercoledì 2 marzo 2011

Shopping is not a crime



La Ale and me, i Bud in prima linea.


L'ora del thè.
Roma quando piove.